Regali di Natale tecnologici… Sì, ma quali?

Arriva Natale. Sono un genitore appassionato di tecnologia. I neuroni specchio hanno fatto il loro dovere e ho una figlia appassionata di tecnologia. Ha appena compiuto 9 anni e nella sua letterina di Natale, nell’elenco dei desideri copiati dalle pubblicità televisive, ha scritto (parole sue): “un iPad AIR 128 giga LTE”. Ora, come padre appassionato di tecnologia ammiro la precisione. Ma, senza dover per forza approvare tutto quello che l’ottimo Walter Vannini scrive nel suo articolo (che ha intercettato in ogni caso il mio pensiero sul tema), come padre e basta so certamente che non le regalerò né quell’iPad fantascientifico (e stupendo) né farò l’errore di regalarlo alla sua mamma (ndr.: mia moglie) per consentire alla piccina di ereditare il vecchio iPad di famiglia.

Di oggetti per sprecare il tempo ne abbiamo già, in casa. Il primo, il più temuto e odiato (da me) è il televisore succhiacervello. Un apparecchio inutilmente enorme che somministra a ciclo continuo cartoni animati di livello infimo che abbassano ogni aspetto abbassabile della psiche e dell’intelletto di mia figlia. Un iPad consentirebbe di aggiungere, in piccolo, tutto il necessario per altre interminabili ore di fruizione passiva di giochi, video, inutilità estrapolate dal web tanto per passare il tempo e, in età più avanzata, tempo interminabile sbriciolato nelle pieghe dei social network.

Se la proposta fosse: fuori dalla casa il televisore e benvenuto tablet, le mie considerazioni sull’argomento cambierebbero sensibilmente. Ma tutt’e due insieme no. Non a 9 anni. Non senza uno specifico motivo (esempio: bambini e ragazzi con DSA). Oppure non senza uno specifico progetto familiare o scolastico*.

Non dirmi che vuoi regalare un iPad (o un tablet) per leggere i libri… meglio allora un kindle o un kobo (sono ebook reader con la batteria che dura tanto e sono fatti apposta per far bene o benissimo una sola cosa: leggere i libri).

Non dirmi che vuoi regalare un iPad (o un tablet) per fare le ricerche scolastiche: davvero credi che digitare una ricerca su uno schermo sia così facile? Una tastiera fisica è molto più efficace. E quando poi ha trovato quello che le serve, che cosa se ne fa? Come salva la ricerca? Come la inserisce in un suo documento? Come la rielabora? Come la usa in un suo personale processo creativo? Guarda che non è facile come credi gestire dei documenti con un tablet. Consultarli è una cosa, ma crearli… fidati: per fare ricerche e creare documenti un computer con una tastiera è ancora lo strumento migliore.

Ma allora se ho una figlia appassionata di tecnologia, che cosa le posso regalare per Natale che non sia un iPad, un tablet o un megasmartphone dalle mirabolanti funzioni avanzate e con la fotocamera da 21 megapixel? Se vuoi dare a tuo figlio uno strumento di sicurezza per chiamarti quando torna da solo da scuola, un feature phone da 19 euro fa il suo lavoro alla perfezione: consente di telefonare molto velocemente e ha una batteria che dura giorni e giorni.

La risposta a “che tecnologia regalare a un bambino?”, quindi, non c’è. Anzi, la risposta è: non regalare un tablet, una Nintendo DS, uno smartphone… non dare a tuo figlio altri motivi per stare stravaccato in un angolo, isolato dal mondo, incarognito, solo, a ripetere all’infinito gli stessi schemi di gioco, a guardare gli stessi filmati in un angolo della sua cameretta… Non adesso che ha meno di 14 anni, perlomeno.

Puoi regalargli qualche pomeriggio in un CoderDojo (sei a Perugia? Vieni al nostro!). Puoi regalargli un computer portatile (va bene anche il tuo computer di 4/5 anni fa: fino ai 12 anni non gli serve molto di più). Puoi regalargli un Raspberry Pi, un Arduino, una scheda Makey Makey, un kit di Littlebits… Se gli piace la tecnologia, usa questa passione come leva per fargli scoperchiare un mondo di meraviglie nelle quali tuo figlio può esprimersi, creare, essere al comando – e non schiavo.

Ho riso molto leggendo la lista di opzioni per un uso, diciamo, “improprio” delle scoperte tecnologiche di un ragazzino. Copio e incollo la frase di Walter Vannini:

“Certo, magari si divertirà troppo e abuserà delle sue conoscenze. Ma i carabinieri a casa è meglio che arrivino perché entra nel sito della scuola, o si è costruito un robot che terrorizza il cane dei vicini o perché gli telecomanda la porta del garage, piuttosto che perché fa il bullo sui social o si vende foto sexy in cambio di una ricarica. Opinione mia, eh.”

Che futuro vogliamo per i nostri figli? Anzi: quale presente? Li vogliamo curiosi e affamati di vita o li vogliamo annoiati, apatici e appiattiti da anni di fruizione passiva di mezzi sempre più studiati per consumare tutto il nostro tempo e ridurre la nostra soglia di attenzione? (Con lo scopo di venderci pubblicità, ovviamente… ma vallo a spiegare a una bimba di 9 anni).

Quindi, a Natale, niente smatphone da gigafoto, niente iPad, niente tablet, niente console per i giochi portatile. Provaci, spendi una cinquantina di euro e prendi un Raspberry Pi da collegare al televisore o a un monitor da 50 euro… Potrete crescere insieme nel digitale. E magari anche tu, genitore appassionato di tecnologia, troverai di nuovo lo stesso fuoco che avevi da ragazzino quando per la prima volta hai scoperto di poter illuminare la sala delle feste con le luci colorate create dal tuo Commodore 64.

Buon Natale a tutti,
Marco Morello
champion del CoderDojo di Perugia

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* NOTA – Come genitore appassionato di tecnologia e come champion di un CoderDojo, sono un fan sfegatato di ogni apparecchio tecnologico. Come adulto (persona, genitore e professionista) adoro gli strumenti che mi consentono una vita migliore sia personale sia lavorativa. iPad e tablet, smartphone, device di ogni genere, mi hanno aiutato sia nel lavoro sia nella vita personale a svolgere meglio le mie attività quotidiane. Essendo adulto e formato in questo settore ho anche una competenza specifica (sia mediale sia emotiva) nell’utilizzo di queste tecnologie. Inserite nella vita quotidiana con il giusto livello di consapevolezza, le tecnologia non sono dannose. Ma questa è tutta un’altra storia…

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